Inchiesta Cordova

Finalmente si è fatta Giustizia!

Polemico il gip di Roma: «Notizie, non notizie di reato»
Massoni, inchiesta archiviata
Fu avviata dall'allora pm di Palmi Cordova

ROMA – «Non può essere taciuto che in questo procedimento penale l'indagine “conoscitiva” ha vissuto momenti di inusuale ampiezza». Dopo quasi otto anni la maxi inchiesta sulle logge massoniche in Italia, avviata dall'allora procuratore di Palmi Agostino Cordova (attuale capo della procura di Napoli), approdata poi a Roma, è stata archiviata dal gip Augusta Iannini, che ha dichiarato il non «doversi promuovere l'azione penale» nei confronti dei 64 massoni indagati. Il giudice, in sintonia con i pm di Roma che hanno ereditato il voluminoso fascicolo, punta, però, l'indice contro il collega Agostino Cordova che avrebbe avviato una maxi indagine conoscitiva che, fatta eccezione di uno stralcio relativo alle attività imprenditoriali su Licio Gelli (rinviato a giudizio anni fa su iniziativa dei pm della capitale per il crack finanziario del gruppo Di Nepi, il cui processo è ancora in corso), non avrebbe rilevato alcuna illecita attività compiuta dalla massoneria. Agostino Cordova, ordinando decine e decine di perquisizioni ed anche alcuni arresti, ipotizzava nella sua indagini lo scambio di voti. Le sedi e gli uffici della massoneria italiana, su ordine del magistrato, vennero perquisite e la notizia ebbe particolare risonanza su tutti i quotidiani nazionali. Per il gip di Roma e su parere conforme dei pm della capitale, invece, non vi sarebbe stato alcuno scambio di voti. «Da uno sguardo d'insieme del ponderoso materiale acquisito e raccolto in circa 800 faldoni – scrive Augusta Iannini – e in un numero imprecisato di scatoloni contenente materiale sequestrato, si può trarre la certezza che è stata compiuta, in tutto il territorio nazionale, una massiccia e generalizzata attività di perquisizione e sequestro che le iniziali dichiarazioni del notaio Pietro Marrapodi (da cui è nata l'indagine, ndr ), certamente non consentivano, quanto meno a livello nazionale». «Da questi racconti – prosegue il gip di Roma – a contenuto generalissimo, ma conformi all'“immaginario collettivo” sul tema “gruppi di potere”, il pm di Palmi ha tratto lo spunto per acquisire una massa enorme di dati (prevalentemente elenchi di massoni) che poi è stata informatizzata e che costituisce una vera e propria banca dati sulla cui utilizzazione è fondato avanzare dubbi di legittimità, tanto più che l'indagine si sta concludendo con una generalizzata richiesta di archiviazione». Per il gip Augusta Iannini «in questo procedimento, infatti, l'articolo 330 cpp è stato interpretato come potere del pm e della rolizia giudiziaria di acquisire notizie e non, come si dovrebbe, notizie di reato». Secondo il giudice romano «era infatti chiaro che l'acquisizione di elenchi di associazioni, anche e non solo massoniche, costituiva una mera notizia e non certamente una notizia di reato. Lo studio del materiale, una volta messo a disposizione di questo ufficio, è stato reso particolarmente difficoltoso dall'assenza di indici ragionati e dalla collocazione del materiale cartaceo, custodito in uno scantinato dei locali di piazza Adriana, privo di luce, di una scrivania e di qualsiasi attrezzatura che consentisse una consultazione dignitosa degli atti».

tratto da Gazzetta del Sud
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